MUOVILEIDEE

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Redazione luglio 27th, 2010 | Stampa questo articolo Stampa questo articolo | Lascia un commento

APPELLO CONTRO LA LEGGE BAVAGLIO SULLA RETE

Pubblichiamo un articolo inviato alla Redazione da Guido Guglielmi

Al Presidente della Camera, On. Gianfranco Fini

Al Presidente della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati, On. Giulia Bongiorno

Ai Capi-gruppo alla Camera dei Deputati

A tutti i Deputati
 
La decisione con la quale, lo scorso 21 luglio, il Presidente della Commissione Giustizia della Camera, On. Giulia Bongiorno, ha dichiarato inammissibili gli emendamenti presentati dall’On. Roberto Cassinelli (PDL) e dall’On. Roberto Zaccaria (PD) al comma 29 dell’art. 1 del c.d. ddl intercettazioni costituisce l’atto finale di uno dei più gravi – consapevole o inconsapevole che sia – attentati alla libertà di informazione in Rete sin qui consumati nel Palazzo.
La declaratoria di inammissibilità di tali emendamenti volti a circoscrivere l’indiscriminata, illogica e liberticida estensione ai gestori di tutti i siti informatici dell’applicabilità dell’obbligo di rettifica previsto dalla vecchia legge sulla stampa, infatti, minaccia di fare della libertà di informazione online la prima vittima eccellente del ddl intercettazioni, eliminando alla radice persino la possibilità che un aspetto tanto delicato e complesso per l’informazione del futuro venga discusso in Parlamento.
Tra i tanti primati negativi che l’Italia si avvia a conquistare, grazie al disegno di legge, sul versante della libertà di informazione, la scelta dell’On. Bongiorno rischia di aggiungerne uno ulteriore: stiamo per diventare il primo e l’unico Paese al mondo nel quale un blogger rischia più di un giornalista ma ha meno libertà.
Esigere che un blogger proceda alla rettifica entro 48 ore dalla richiesta – esattamente come se fosse un giornalista – sotto pena di una sanzione fino a 12.500 euro, infatti, significa dissuaderlo dall’occuparsi di temi suscettibili di urtare la sensibilità dei poteri economici e politici.
Si tratta di uno scenario anacronistico e scellerato perché l’informazione in Rete ha dimostrato, ovunque nel mondo, di costituire la migliore – se non l’unica – forma di attuazione di quell’antico ed immortale principio, sancito dall’art. 19 della dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo e del cittadino, secondo il quale “Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.”.
Occorre scongiurare il rischio che tale scenario si produca e, dunque, reintrodurre
il dibattito sul comma 29 dell’art. 1 del ddl nel corso dell’esame in Assemblea, permettendo la discussione sugli emendamenti che verranno ripresentati.
L’accesso alla Rete, in centinaia di Paesi al mondo, si avvia a divenire un diritto fondamentale dell’uomo, non possiamo lasciare che, proprio nel nostro Paese, i cittadini siano costretti a rinunciarvi.
Guido Scorza, Presidente Istituto per le politiche dell’innovazione
Vittorio Zambardino, Scene Digitali
Alessandro Gilioli, Piovono Rane
Arianna Ciccone, Festival Internazionale del Giornalismo e Valigia Blu
Filippo Rossi, direttore Ffwebmagazine e Caffeina Magazine
Fabio Chiusi, Il Nichilista
Daniele Sensi, L’AntiComunitarista
Wil Nonleggerlo, Nonleggere QuestoBlog
Link: la pagina Facebook No Legge Bavaglio alla Rete
Per saperne di più:

 

Guido Guglielmi

Redazione luglio 19th, 2010 | Stampa questo articolo Stampa questo articolo | Lascia un commento

NUOVE MULTE PER LA GM A DIANO MARINA

Pubblichiamo una lettera aperta inviata alla Redazione da Tiziano Gramondo

Estate rovente non solo dal punto di vista climatico, ma anche finanziariamente per la GESTIONI MUNICIPALI di Diano Marina.

Siamo ormai giunti all'ennesima farsa, se non letteralmente alla presa per i fondelli, nell'annoso problema  della società pubblica che gestisce le spiagge e il porticciolo di DIANO MARINA.

Il comune ha infatti notificato alla G.M. spa ben due sanzioni per un importo di circa 53.000,00 euro atte a sanare alcuni manufatti non rientranti nei termini previsti.
E' assolutamente chiaro che non vi è il benchè minimo interesse personale da parte degli ordinanti di questi interventi, ma è mai possibile che il Sindaco e gli Assessori stiano sempre supinamente a guardare?
Passi per l'assegnazione degli incarichi amministrativi nei Consigli di Amministrazione a scelta politica, ma quando questi come risultato non ottengono nulla in campo economico  (basta osservare i bilanci degli anni passati) non ottemperano al più elementare ordinamento di una gestione da buon padre di famiglia, e inoltre persistono nel perpetrare reati contro l'amministrazione; a questo punto viene più di un sospetto: molto probabilmente o il Sindaco e lì per le procesioni e la fascia tricolore, o alcuni cittadini non hanno capito ancora come va il mondo e, visti  anche gli esempi a livello nazionale, faranno bene ad adeguarsi o ad emigrare!!!


Tiziano GRAMONDO, già emigrante, già  amministratore, non proprio deciso a ripartire!!!

Redazione luglio 19th, 2010 | Stampa questo articolo Stampa questo articolo | Un commento

18 ANNI DOPO: QUALCOSA E’ CAMBIATO?

Visto che dopo 18 anni qualcuno si prende il disturbo di danneggiare le statue commemorative di Falcone e Borsellino probabilmente no, o per lo meno non abbastanza.

Oggi tuttavia è una giornata molto significativa dove, a nostro avviso, ha molta importanza il ricordo e per questo abbiamo ritenuto opportuno divulgare ancora più di quanto non si sia già fatto un'intervista di Manfredi Borsellino, che parla degli ultimi giorni di vita di suo padre Paolo.

"Il primo pomeriggio di quel 23 maggio studiavo a casa dei miei genitori, preparavo l’esame di diritto commerciale, ero esattamente allo “zenit” del mio percorso universitario. Mio padre era andato, da solo e a piedi, eludendo come solo lui sapeva fare i ragazzi della scorta, dal barbiere Paolo Biondo, nella via Zandonai, dove nel bel mezzo del “taglio” fu raggiunto dalla telefonata di un collega che gli comunicava dell’attentato a Giovanni Falcone lungo l’autostrada Palermo-Punta Raisi.
Ricordo bene che mio padre, ancora con tracce di schiuma da barba sul viso, avendo dimenticato le chiavi di casa bussò alla porta mentre io ero già pietrificato innanzi la televisione che in diretta trasmetteva le prime notizie sull’accaduto. Aprii la porta ad un uomo sconvolto, non ebbi il coraggio di chiedergli nulla né lui proferì parola.

Si cambiò e raccomandandomi di non allontanarmi da casa si precipitò, non ricordo se accompagnato da qualcuno o guidando lui stesso la macchina di servizio, nell’ospedale dove prima Giovanni Falcone, poi Francesca Morvillo, gli sarebbero spirati tra le braccia. Quel giorno per me e per tutta la mia famiglia segnò un momento di non ritorno. Era l’inizio della fine di nostro padre che poco a poco, giorno dopo giorno, fino a quel tragico 19 luglio, salvo rari momenti, non sarebbe stato più lo stesso, quell’uomo dissacrante e sempre pronto a non prendersi sul serio che tutti conoscevamo.

Ho iniziato a piangere la morte di mio padre con lui accanto mentre vegliavamo la salma di Falcone nella camera ardente allestita all’interno del Palazzo di Giustizia. Non potrò mai dimenticare che quel giorno piangevo la scomparsa di un collega ed amico fraterno di mio padre ma in realtà è come se con largo anticipo stessi già piangendo la sua.
Dal 23 maggio al 19 luglio divennero assai ricorrenti i sogni di attentati e scene di guerra nella mia città ma la mattina rimuovevo tutto, come se questi incubi non mi riguardassero e soprattutto non riguardassero mio padre, che invece nel mio subconscio era la vittima. Dopo la strage di Capaci, eccetto che nei giorni immediatamente successivi, proseguii i miei studi, sostenendo gli esami di diritto commerciale, scienze delle finanze, diritto tributario e diritto privato dell’economia. In mio padre avvertivo un graduale distacco, lo stesso che avrebbero percepito le mie sorelle, ma lo attribuivo (e giustificavo) al carico di lavoro e di preoccupazioni che lo assalivano in quei giorni. Solo dopo la sua morte seppi da padre Cesare Rattoballi che era un distacco voluto, calcolato, perché gradualmente, e quindi senza particolari traumi, noi figli ci abituassimo alla sua assenza e ci trovassimo un giorno in qualche modo “preparati” qualora a lui fosse toccato lo stesso destino dell’amico e collega Giovanni.

La mattina del 19 luglio, complice il fatto che si trattava di una domenica ed ero oramai libero da impegni universitari, mi alzai abbastanza tardi, perlomeno rispetto all’orario in cui solitamente si alzava mio padre che amava dire che si alzava ogni giorno (compresa la domenica) alle 5 del mattino per “fottere” il mondo con due ore di anticipo. In quei giorni di luglio erano nostri ospiti, come d’altra parte ogni estate, dei nostri zii con la loro unica figlia, Silvia, ed era proprio con lei che mio padre di buon mattino ci aveva anticipati nel recarsi a Villagrazia di Carini dove si trova la residenza estiva dei miei nonni materni e dove, nella villa accanto alla nostra, ci aveva invitati a pranzo il professore “Pippo” Tricoli, titolare della cattedra di Storia contemporanea dell’Università di Palermo e storico esponente dell’Msi siciliano, un uomo di grande spessore culturale ed umano con la cui famiglia condividevamo ogni anno spensierate stagioni estive.

Mio padre, in verità, tentò di scuotermi dalla mia “loffia” domenicale tradendo un certo desiderio di “fare strada” insieme, ma non ci riuscì. L’avremmo raggiunto successivamente insieme agli zii ed a mia madre. Mia sorella Lucia sarebbe stata impegnata tutto il giorno a ripassare una materia universitaria di cui avrebbe dovuto sostenere il relativo esame il giorno successivo (cosa che fece!) a casa di una sua collega, mentre Fiammetta, come è noto, era in Thailandia con amici di famiglia e sarebbe rientrata in Italia solo tre giorni dopo la morte di suo padre.
Non era la prima estate che, per ragioni di sicurezza, rinunciavamo alle vacanze al mare; ve ne erano state altre come quella dell’85, quando dopo gli assassini di Montana e Cassarà eravamo stati “deportati” all’Asinara, o quella dell’anno precedente, nel corso della quale mio padre era stato destinatario di pesanti minacce di morte da parte di talune famiglie mafiose del trapanese. Ma quella era un’estate particolare, rispetto alle precedenti mio padre ci disse che non era più nelle condizioni di sottrarsi all’apparato di sicurezza cui, soprattutto dolo la morte di Falcone, lo avevano sottoposto, e di riflesso non avrebbe potuto garantire a noi figli ed a mia madre quella libertà di movimento che negli anni precedenti era riuscito ad assicurarci.

Così quell’estate la villa dei nonni materni, nella quale avevamo trascorso sin dalla nostra nascita forse i momenti più belli e spensierati, era rimasta chiusa. Troppo “esposta” per la sua adiacenza all’autostrada per rendere possibile un’adeguata protezione di chi vi dimorava. Ricordo una bellissima giornata, quando arrivai mio padre si era appena allontanato con la barchetta di un suo amico per quello che sarebbe stato l’ultimo bagno nel “suo” mare e non posso dimenticare i ragazzi della sua scorta, gli stessi di via D’Amelio, sulla spiaggia a seguire mio padre con lo sguardo e a godersi quel sole e quel mare.
Anche il pranzo in casa Tricoli fu un momento piacevole per tutti, era un tipico pranzo palermitano a base di panelle, crocché, arancine e quanto di più pesante la cucina siciliana possa contemplare, insomma per stomaci forti. Ricordo che in Tv vi erano le immagini del Tour de France ma mio padre, sebbene fosse un grande appassionato di ciclismo, dopo il pranzo, nel corso del quale non si era risparmiato nel “tenere comizio” come suo solito, decise di appisolarsi in una camera della nostra villa. In realtà non dormì nemmeno un minuto, trovammo sul portacenere accanto al letto un cumulo di cicche di sigarette che lasciava poco spazio all’immaginazione.

Dopo quello che fu tutto fuorché un riposo pomeridiano mio padre raccolse i suoi effetti, compreso il costume da bagno (restituitoci ancora bagnato dopo l’eccidio) e l’agenda rossa della quale tanto si sarebbe parlato negli anni successivi, e dopo avere salutato tutti si diresse verso la sua macchina parcheggiata sul piazzale limitrofo le ville insieme a quelle della scorta. Mia madre lo salutò sull’uscio della villa del professore Tricoli, io l’accompagnai portandogli la borsa sino alla macchina, sapevo che aveva l’appuntamento con mia nonna per portarla dal cardiologo per cui non ebbi bisogno di chiedergli nulla. Mi sorrise, gli sorrisi, sicuri entrambi che di lì a poche ore ci saremmo ritrovati a casa a Palermo con gli zii.
Ho realizzato che mio padre non c’era più mentre quel pomeriggio giocavo a ping pong e vidi passarmi accanto il volto funereo di mia cugina Silvia, aveva appena appreso dell’attentato dalla radio. Non so perché ma prima di decidere il da farsi io e mia madre ci preoccupammo di chiudere la villa. Quindi, mentre affidavo mia madre ai miei zii ed ai Tricoli, sono salito sulla moto di un amico d’infanzia che villeggia lì vicino ed a grande velocità ci recammo in via D’Amelio.

Non vidi mio padre, o meglio i suoi “resti”, perché quando giunsi in via D’Amelio fui riconosciuto dall’allora presidente della Corte d’Appello, il dottor Carmelo Conti, che volle condurmi presso il centro di Medicina legale dove poco dopo fui raggiunto da mia madre e dalla mia nonna paterna. Seppi successivamente che mia sorella Lucia non solo volle vedere ciò che era rimasto di mio padre, ma lo volle anche ricomporre e vestire all’interno della camera mortuaria. Mia sorella Lucia, la stessa che poche ore dopo la morte del padre avrebbe sostenuto un esame universitario lasciando incredula la commissione, ci riferì che nostro padre è morto sorridendo, sotto i suoi baffi affumicati dalla fuliggine dell’esplosione ha intravisto il suo solito ghigno, il suo sorriso di sempre; a differenza di quello che si può pensare mia sorella ha tratto una grande forza da quell’ultima immagine del padre, è come se si fossero voluti salutare un’ultima volta.

La mia vita, come d’altra parte quella delle mie sorelle e di mia madre, è certamente cambiata dopo quel 19 luglio, siamo cresciuti tutti molto in fretta ed abbiamo capito, da subito, che dovevamo sottrarci senza “se” e senza “ma” a qualsivoglia sollecitazione ci pervenisse dal mondo esterno e da quello mediatico in particolare. Sapevamo che mio padre non avrebbe gradito che noi ci trasformassimo in “familiari superstiti di una vittima della mafia”, che noi vivessimo come figli o moglie di ….., desiderava che noi proseguissimo i nostri studi, ci realizzassimo nel lavoro e nella vita, e gli dessimo quei nipoti che lui tanto desiderava. A me in particolare mi chiedeva “Paolino” sin da quando avevo le prime fidanzate, non oso immaginare la sua gioia se fosse stato con noi il 20 dicembre 2007, quando è nato Paolo Borsellino, il suo primo e, per il momento, unico nipote maschio.

Oggi vorrei dire a mio padre che la nostra vita è sì cambiata dopo che ci ha lasciati ma non nel senso che lui temeva: siamo rimasti gli stessi che eravamo e che lui ben conosceva, abbiamo percorso le nostre strade senza “farci largo” con il nostro cognome, divenuto “pesante” in tutti i sensi, abbiamo costruito le nostre famiglie cui sono rivolte la maggior parte delle nostre attenzioni come lui ci ha insegnato, non ci siamo “montati la testa”, rischio purtroppo ricorrente quando si ha la fortuna e l’onore di avere un padre come lui, insomma siamo rimasti con i piedi per terra. E vorrei anche dirgli che la mamma dopo essere stata il suo principale sostegno è stata in questi lunghi anni la nostra forza, senza di lei tutto sarebbe stato più difficile e molto probabilmente nessuno di noi tre ce l’avrebbe fatta.

Mi piace pensare che oggi sono quello che sono, ossia un dirigente di polizia appassionato del suo lavoro che nel suo piccolo serve lo Stato ed i propri concittadini come, in una dimensione ben più grande ed importante, faceva suo padre, indipendentemente dall’evento drammatico che mi sono trovato a vivere.
D’altra parte è certo quello che non sarei mai voluto diventare dopo la morte di mio padre,  una persona che in un modo o nell’altro avrebbe “sfruttato” questo rapporto di sangue, avrebbe “cavalcato” l’evento traendone vantaggi personali non dovuti, avrebbe ricoperto cariche o assunto incarichi in quanto figlio di …. o perché di cognome fa Borsellino. A tal proposito ho ben presente l’insegnamento di mio padre, per il quale nulla si doveva chiedere che non fosse già dovuto o che non si potesse ottenere con le sole proprie forze. Diceva mio padre che chiedere un favore o una raccomandazione significa mettersi nelle condizioni di dovere essere debitore nei riguardi di chi elargisce il favore o la raccomandazione, quindi non essere più liberi ma condizionati, sotto il ricatto, fino a quando non si restituisce il favore o la raccomandazione ricevuta.

Ai miei figli, ancora troppo piccoli perché possa iniziare a parlargli del nonno, vorrei farglielo conoscere proprio tramite i suoi insegnamenti, raccontandogli piccoli ma significativi episodi tramite i quali trasmettergli i valori portanti della sua vita. Caro papà, ogni sera prima di addormentarci ti ringraziamo per il dono più grande, il modo in cui ci hai insegnato a vivere."

(tratto da www.livesicilia.it)

*( La testimonianza del figlio del giudice – pubblicata per gentile concessione dell’editore – chiude il libro “Era d’estate”, curato dai giornalisti Roberto Puglisi e Alessandra Turrisi- Pietro Vittorietti editore).

Redazione luglio 16th, 2010 | Stampa questo articolo Stampa questo articolo | Lascia un commento

Il giuramento del boss: «In Liguria amministriamo noi»

Pubblichiamo un articolo tratto dal sito www.ilsecoloxix.it – qui l'originlae

Domenico “Mimmo” Gangemi

Domenico “Mimmo” Gangemi, 68 anni, indicato negli ambienti investigativi come referente della `ndrangheta per la Liguria, è in un agrumeto, in Calabria, insieme al boss supremo delle ‘ndrine,
Domenico Oppedisano, 80 anni. Entrambi sono stati arrestati nel maxi blitz di polizia e carabinieri.
Gangemi giura fedeltà e parla della situazione in Liguria. Dettagli e promesse che si possono ascoltare grazie a un’intercettazione ambientale dei carabinieri registrata nelle campagne calabresi e diffusa dalla Rai.

Gangemi: Noi (della Liguria) con la Calabria abbiamo tutta la massima collaborazione, tutto il massimo rispetto… siamo tutti una cosa, noi siamo i calabresi

Oppedisano: In Liguria o a Rosarno, sempre da qua siete partito.

Gangemi: Quello che amministriamo in Liguria è a vantaggio della nostra terra. Non amministrano i liguri, amministriamo sempre noi calabresi.

Gangemi: Mi impongo su quella stella dolente e non dolente… giuro che se non manterrò questo giuramento sarò ucciso nella maniera più atroce.

Oppedisano: Sì, sì, esatto!

 

 

Redazione luglio 15th, 2010 | Stampa questo articolo Stampa questo articolo | Lascia un commento

MANIFESTAZIONE CONTRO LA MAFIA A SANREMO - 15 LUGLIO 2010

Si sta svolgendo in queste ore la fiaccolata contro la mafia a Sanremo. Noi di Muovileidee non abbiamo potuto essere là fisicamente per motivi di lavoro, ma sicuramente lo siamo psicologicamente e intimamente e per questo abbiamo deciso di testimoniare il nostro appoggio all'iniziativa tramite le parole di Dario Dal Mut, del Circolo Idv Falcone e Borsellino di Imperia.

"Da parecchio tempo sono inscritto al Popolo delle Agende Rosse di Salvadore Borsellino e quindi questa sera parteciperò alla fiaccolata che si svolgerà a Sanremo per spegnere le mafie ed avrò con me quella famosa agenda rossa fatta sparire dopo la strage di Via D’Amelio e che chissà quali grandi verità essa custodiva. Parteciperò perchè tra 4 giorni ricorre l’anniversario della morte di PAOLO BORSELLINO e della sua scorta, avvenuta 56 giorni dopo la strage di Capaci dove perse la vita Giovanni Falcone con la moglie e la scorta… Parteciperò perchè della Mafia bisogna parlarne… farla conoscere… fare cultura contro … parteciperò nonostante intimamente condivida il pensiero che la “Casa della Legalità” esprime oggi sul quotidiano informatico sanremonews ed in particolare condivido il pensiero per cui la classe politica e, anche e soprattutto, quella con cui ho iniziato questo mio nuovo percorso, sia coerente nelle azioni quotidiane… sia trasparente nei suoi uomini e nelle sue donne…"

Dario Dal Mut

Redazione luglio 15th, 2010 | Stampa questo articolo Stampa questo articolo | Lascia un commento

BUTTIAMO TROPPO CIBO, UN DECALOGO ANTISPRECO

Riportiamo un articolo apparso su Repubblica il 12 Luglio 2010
ROMA – Nella cultura contadina lasciare un frutto sulla pianta al momento del raccolto era considerato un segno di empatia verso la natura, un sottolineare le radici comuni. La modernità ha trasformato questo atto simbolico in uno spreco colossale. In Italia tra il momento in cui pomodori e zucchine abbandonano i campi e quello in cui finiscono nel nostro piatto si butta una quantità di cibo sufficiente a sfamare tutti gli spagnoli. Non solo: si parla di 4mila tonnellate di alimenti acquistati dagli italiani e buttati in discarica ogni giorno, 6 milioni in un anno.
E in questo impegno dissipatorio siamo in buona compagnia. In Gran Bretagna si gettano ogni anno nella spazzatura 6,7 milioni di tonnellate di cibo ancora perfettamente utilizzabile e 10 miliardi di sterline. In Svezia ogni famiglia butta in media il 25 per cento degli alimenti acquistati. Negli Stati Uniti si arriva al 40 per cento. Numeri impressionanti e destinati a salire visto che dal 1974, nel mondo, lo spreco alimentare è aumentato del 50 per cento e continua a crescere. Per invertire questo trend è partita la campagna «Un anno contro lo spreco 2010», ideata da Andrea Segrè, preside della facoltà di Agraria dell´università di Bologna, e promossa da Last Minute Market con il patrocinio del Parlamento europeo. Gli organizzatori, con il sostegno di Eni e Telecom, premieranno le buone pratiche e organizzeranno a Bruxelles e a Bologna pranzi contro lo spreco basati su un menu prodotto con alimenti di recupero: cibi perfetti sotto il profilo sanitario e organolettico ma in origine destinati alla discarica.
E qualcosa si sta già muovendo in direzione di una correzione di rotta. Da uno degli ospedali di Bologna si recuperano ogni giorno 30 pasti pronti presso la mensa, per un valore complessivo di oltre 35 mila euro all´anno. A Ferrara si recuperano, presso le farmacie comunali, farmaci da banco per 11.300 euro all´anno. A Verona otto mense scolastiche recuperano 8 tonnellate all´anno di prodotto cotto che corrispondono a circa 15 mila pasti. «Vogliamo moltiplicare questi casi positivi in tutta Italia», propone Segrè. «Gli sprechi vengono spesso visti a senso unico, guardando solo attraverso la lente etica. Ma non è dando ai poveri gli avanzi dei ricchi che si può pensare di risolvere squilibri sociali che vanno affrontati con altri strumenti. Lo spreco alimentare è innanzitutto il fallimento del mercato, la negazione della logica dell´efficienza senza la quale l´impatto dell´esistenza umana è destinato a diventare insostenibile. In Italia buttiamo una quantità di cibo sufficiente a sfamare tre quarti della popolazione. È una perversione del sistema produttivo creata da meccanismi che incentivano gli sprechi perché non riconoscono il valore del danno ambientale prodotto e il suo costo per la collettività: ogni tonnellata di rifiuti alimentari genera 4,2 tonnellate di CO2». L´originalità di questa campagna, che verrà presentata mercoledì prossimo nelle sede romana del Parlamento europeo, è riassunta dallo slogan «-Spr+Eco, Formule per non alimentare lo spreco». Uno spreco che riguarda tutte le fasi della filiera alimentare. Nei nostri campi rimane a marcire la stessa quantità di frutta e verdura che consumiamo. La distribuzione al dettaglio butta il cibo sufficiente a fornire tre pasti ai giorno agli abitanti di Genova. L´industria agroalimentare produce sprechi che alimenterebbe il Veneto per un anno.
Oltre a intervenire nel momento della raccolta e della lavorazione, bisogna riorganizzare anche la distribuzione. «Ad esempio», suggerisce Segrè, «quando noi prendiamo uno yogurt da uno scaffale del supermercato e vediamo che scade dopo un paio di giorni lo rimettiamo a posto e ne cerchiamo un altro che dura di più. Così finisce che quel vasetto di yogurt, ancora buono, si trasforma in rifiuto con un danno economico per tutti, perché il costo dello spreco viene caricato sugli altri yogurt. Perché allora non venderlo con uno sconto?»
 
Antonio Cianciullo
Redazione luglio 15th, 2010 | Stampa questo articolo Stampa questo articolo | Lascia un commento

FINO A FINE MESE PER VOTARE I TRE QUESITI REFERENDARI

Il 31 luglio si conclude la campagna per la raccolta delle firme inerentemente ai tre referendum che hanno visto l’Italia dei Valori impegnata in questa stimolante sfida. Stimolante e nello stesso tempo impegnativa perchè nessuno del “Circolo Falcone e Borsellino” è un politico di professione o vive con gli introiti della politica.
Chi di noi si è impegnato attivamente nei banchetti lo ha fatto con grande entusiasmo  “rubando” un po' di tempo al proprio lavoro, alla famiglia e a sè stesso. Ritengo, e credo di interpretare il pensiero di tutti gli iscritti al Circolo,  sia stato un momento di grande partecipazione e di grande democrazia.  Per questo motivo  chiediamo ai cittadini che desiderano sottoscrivere i quesiti referendari e non lo hanno ancora fatto un ultimo sforzo per dire NO alla privatizzazione dell’acqua; NO al nucleare; NO al (il)legittimo impedimento.

Chi lo desidera  può farlo nei banchetti che appronteremo in Oneglia, Via San Giovanni dalle ore 09,00 alle ore 13,00 nei seguenti giorni:
- mercoledì 14 luglio;
- sabato 17 luglio;
- mercoledì 21 luglio;
- sabato 24 luglio.

Dario Dal Mut

Redazione luglio 15th, 2010 | Stampa questo articolo Stampa questo articolo | Lascia un commento

DIANO COME SCAMPIA?

Pubblichiamo una lettera inviata alla Redazione dal Comitato Cittadino per la Legalità
La denuncia del sindaco Basso lanciata dal Secolo XIX del 10 luglio con il titolo “così i clan e Minasso mi fecero saltare” non può passare sotto silenzio per il bene della nostra città. Occorre , a questo punto, chiarire due interrogativi: perché soltanto ora si fanno denunce pubbliche? Quali entità hanno operato e operano nella nostra città? Diano è certamente un centro con rilevanti interessi economici, per cui non si può escludere che possano esserci intrecci tra la politica partitica e il malaffare ormai imperante a livello centrale come dimostrato dalle cronache di questi ultimi mesi. Se così è, occorre chiarire di quali clan si tratta, in quali settori operano o, se invece siamo di fronte a qualche resa dei conti. Il rebus va risolto subito, onde evitare che chi viene a Diano possa dare l'impressione di trovarsi in un clima simile a Scampia. Fuori i nomi e i fatti, senza tanta ipocrisia.
Diano,13.07.2010

Andrea Guglieri
Primo Bonifazio 
Redazione luglio 12th, 2010 | Stampa questo articolo Stampa questo articolo | Un commento

GM E CONSIGLIO COMUNALE

Pubblichiamo una lettera inviata alla Redazione dal Comitato Cittadino per la Legalità
La proroga della convenzione ( locazione azienda) tra Comune e G.M. Spa da parte del Consiglio Comunale, in un clima di mestizia, e dove la minoranza brillava per la sua assenza, non ci ha proprio convinti. Pensavamo che la decisione fosse supportata da autorevoli pareri da parte di professionisti del diritto amministrativo. Nulla di tutto ciò. Il Sindaco si è limitato a leggere il testo di una norma (L- 26.2.2010), peraltro in contrasto con quanto sentenziato dalla Corte Costituzionale in data 11.02.010, con la quale si dice che “la durata delle concessioni demaniali in essere è prorogata sino al 2015.” 
NON ERA QUESTO IL PUNTO IN DISCUSSIONE. La concessione demaniale, come qualsiasi altra licenza amministrativa, è necessaria per esercitate un'attività imprenditoriale, ma non ha il potere di far rivivere un contratto di natura privatistica ormai cessato e soggetto a normativa di natura comunitaria, la quale impone la cessione dell'azienda a privati con gara di evidenza pubblica, a meno che non sia data dimostrazione che ciò non è necessario a causa di condizioni eccezionali dettate da particolari situazioni economiche, sociali, ambientali e geomorfologiche nel contesto territoriale di riferimento (legge Ronchi), ma che nella fattispecie sono inesistenti.
A nostro parere vi è di più: I comuni con meno di 30 mila abitanti non possono costituire società a sensi del D.L. 31.05.2010 che al momento della delibera consiliare era pienamente operante.
La forzatura del Consiglio Comunale è spiegabile, a nostro parere, con la voglia dei politici di mettere le mani sulla gestione delle spiagge. D'altronde, scrive la Corte dei Conti: “le società locali sono uno strumento spesso utilizzato per forzare le regole poste a tutela della concorrenza, e finalizzato a eludere i vincoli della finanza pubblica”.
Comunque, la partita è ancora aperta.
Diano M. 6.7.010
 
Andrea Guglieri, Primo Bonifazio
Redazione luglio 11th, 2010 | Stampa questo articolo Stampa questo articolo | Lascia un commento

SANGUE ED ORGOGLIO, TERREMOTATI E FORZE DELL'ORDINE A ROMA

Pubblichiamo un interessante articolo sui fatti di Roma del 7 Luglio apparso sul blog Miss Kappa

SANGUE ED ORGOGLIO

 

 

Eravamo in tanti, a Roma. Ieri, 7 luglio. Tutti sfollati, più di cinquemila. Sveglia all'alba, nelle nostre case di fortuna. E 15 euro il biglietto dell'autobus. E tante automobili private. E il caldo. Il Comune di Roma ci fa scortare lungo l'autostrada, fino a piazza Venezia. E lì ci consegna nelle mani delle forze dell'ordine. Armate fino ai denti e caricate ad arte, di fronte a gente stremata che non immagina neanche lontanamente cosa sia un posto di blocco nel quale i poliziotti hanno ricevuto l'ordine di caricare. Senza guardare in faccia nessuno: donne, bambini, anziani. E gli Aquilani cercano di parlare civilmente. Di contrattare l'ingresso verso palazzo Madama. E invitano i giovani, i nostri giovani, a far cordone per improvvisare una sorta di servizio d'ordine, per scongiurare eventuali tafferugli. Vogliamo arrivare alla Camera e poi al Senato, dove si discute, in finanziaria, della nostra sorte. Chiediamo di ricevere lo stesso trattamento che hanno ricevuto tutti gli altri terremotati. Un governo iniquo ci impone di tornare a pagare tasse e balzelli. Come se nulla ci fosse accaduto. E non mette soldi sulla nostra disgrazia. Per ricostruire case. E vite. Nasconde la verità di una città morta. E, come ha sempre fatto dall'inizio della nostra tragedia, soffoca la ribellione con la violenza. Occulta o manifesta. La prima della protezione civile, sulla nostra stessa terra, ora quella di stato, armata di manganelli. Scaltri, imbottigliano i manifestanti nel primo tratto di via del Corso. Li tolgono dalla visibilità di piazza Venezia. E li picchiano una prima volta. Manganellate e sangue. Ma gli Aquilani non si fanno intimorire. Vedo in prima linea professionisti insospettabili che urlano VERGOGNA alle forze dell'ordine che picchiano. E donne coraggiose. E gli amici dei paesi. E i nostri ragazzi. Accanto ai genitori. Alle mamme. Tutti ad urlare. Ed a sventolare le nostre bandiere nero verdi. Nero, il lutto. Verde, la speranza della rinascita. Davanti a palazzo Grazioli, quando ripieghiamo verso Largo Argentina, altri scontri. Li guardo in faccia quei ragazzi sottopagati per picchiare i disperati. E vedo il mio ex vicino di casa. Mi affacciavo dal terrazzo, quando entrambi avevamo una città, e lo osservavo lavorare nel suo giardino. A volte si fermava a bere una birra, all'ombra di un albero. Lo vedo, ora, preso per un braccio e strattonato da un poliziotto che brandisce il manganello. Lo sta per picchiare. Ma lui urla. E alza le mani. Tutti alziamo le mani. Arrestateci tutti. Siamo noi i delinquenti dei centri sociali.

Ed ecco due video interessanti