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 Redazione agosto 13th, 2010 | Stampa questo articolo | 
Pubblichiamo il testo della Commissione Speciale Sanità riguardante la questione dell'Ospedale Unico o del Nuovo Ospedale per la provincia di Imperia (fonte circoloidvimperia)
Commissione Speciale Sanità
Ill.mo sig. Sindaco
Comune di Imperia.
La Commissione Sanità del Comune di Imperia, riunitasi nei giorni 5 e 6 agosto 2010, preso atto che la Regione Liguria si trova nella necessità di attuare, per le difficoltà di bilancio regionali e nazionali, un programma di riorganizzazione di tutti i servizi ospedalieri e territoriali, ivi compresi quelli della nostra Provincia, analizzate le linee del piano sanitario regionale circa la nostra ASL, stilate senza aver adeguatamente coinvolto le amministrazioni locali, ed in particolare esaminata la prevista differenziazione di funzioni tra gli Ospedali di Imperia e Sanremo, esprime forte contrarietà per le possibili ricadute negative in termini di efficienza e qualità del servizio per le nostre comunità.
La Commissione sanità di questo Comune ritiene in modo unanime che, senza aver preventivamente realizzato adeguata viabilità e sino al completamento delle nuove strutture sanitarie previste (ospedale nuovo che dovrà prevedere un DEA di 2° livello e non dovrà essere unico, soluzione che non ci trova d’accordo, poiché priverebbe il nostro comprensorio di indispensabili strutture e servizi per il buon funzionamento della rete ospedaliera provinciale, quali quelli necessari in loco per l’emergenza sanitaria palazzi della salute, elicottero per elisoccorso, macchine medicali attrezzate in congruo numero ….), debbano essere mantenuti e potenziati, con tutte le specialità sanitarie ad oggi presenti, gli attuali presidi ospedalieri sul territorio, c ome del resto previsto nell’accordo originario, senza creare accorpamenti (come ad esempio la concentrazione dei punti nascita in un’unica struttura a livello provinciale) o mutazioni poco funzionali e penalizzanti per la città di Imperia e, più in generale, per tutto il nostro Comprensorio.
Si prende atto delle mutate condizioni economiche generali, che impediscono espansioni, pur necessarie, di servizi, e per questo si chiede che venga riconosciuto alla nostra ASL lo sforzo compiuto da molti anni per garantire un buon servizio e mantenere il bilancio in ordine, come universalmente riconosciuto e certificato, e che venga assegnata, come giusto premio, la quota capitaria in linea con le altre ASL della Liguria.
Prima pertanto, che venga avviata qualsiasi modifica della situazione attuale consolidata, questa Commissione invita il Sindaco della Città di Imperia e l’Amministrazione tutta, a promuovere, in tempi rapidi, presso tutte le Amministrazioni locali interessate, un tavolo di concertazione per affrontare questi problemi onde poter dare un contributo alle analisi economiche e agli studi territoriali propedeutici a quanto sopra evidenziato, come previsto dallo stesso piano sanitario regionale, a chiedere con forza al Presidente della Giunta Regionale Claudio Burlando e all’assessore competente Claudio Montaldo di desistere nell’attuazione del piano così come presentato e a rendere partecipe il Direttore Generale dell’ASL Dr. Antonio Rossi, della nostra viva preoccupazione.
Imperia li, 12-08-2010
Il Presidente
I componenti la Commissione:
PDL – LEGA – PD – UDC – IDV – Sinistra per Imperia – RC – Lista civica con Imperia
 Redazione luglio 15th, 2010 | Stampa questo articolo | 
Riportiamo un articolo apparso su Repubblica il 12 Luglio 2010

ROMA – Nella cultura contadina lasciare un frutto sulla pianta al momento del raccolto era considerato un segno di empatia verso la natura, un sottolineare le radici comuni. La modernità ha trasformato questo atto simbolico in uno spreco colossale. In Italia tra il momento in cui pomodori e zucchine abbandonano i campi e quello in cui finiscono nel nostro piatto si butta una quantità di cibo sufficiente a sfamare tutti gli spagnoli. Non solo: si parla di 4mila tonnellate di alimenti acquistati dagli italiani e buttati in discarica ogni giorno, 6 milioni in un anno.
E in questo impegno dissipatorio siamo in buona compagnia. In Gran Bretagna si gettano ogni anno nella spazzatura 6,7 milioni di tonnellate di cibo ancora perfettamente utilizzabile e 10 miliardi di sterline. In Svezia ogni famiglia butta in media il 25 per cento degli alimenti acquistati. Negli Stati Uniti si arriva al 40 per cento. Numeri impressionanti e destinati a salire visto che dal 1974, nel mondo, lo spreco alimentare è aumentato del 50 per cento e continua a crescere. Per invertire questo trend è partita la campagna «Un anno contro lo spreco 2010», ideata da Andrea Segrè, preside della facoltà di Agraria dell´università di Bologna, e promossa da Last Minute Market con il patrocinio del Parlamento europeo. Gli organizzatori, con il sostegno di Eni e Telecom, premieranno le buone pratiche e organizzeranno a Bruxelles e a Bologna pranzi contro lo spreco basati su un menu prodotto con alimenti di recupero: cibi perfetti sotto il profilo sanitario e organolettico ma in origine destinati alla discarica.
E qualcosa si sta già muovendo in direzione di una correzione di rotta. Da uno degli ospedali di Bologna si recuperano ogni giorno 30 pasti pronti presso la mensa, per un valore complessivo di oltre 35 mila euro all´anno. A Ferrara si recuperano, presso le farmacie comunali, farmaci da banco per 11.300 euro all´anno. A Verona otto mense scolastiche recuperano 8 tonnellate all´anno di prodotto cotto che corrispondono a circa 15 mila pasti. «Vogliamo moltiplicare questi casi positivi in tutta Italia», propone Segrè. «Gli sprechi vengono spesso visti a senso unico, guardando solo attraverso la lente etica. Ma non è dando ai poveri gli avanzi dei ricchi che si può pensare di risolvere squilibri sociali che vanno affrontati con altri strumenti. Lo spreco alimentare è innanzitutto il fallimento del mercato, la negazione della logica dell´efficienza senza la quale l´impatto dell´esistenza umana è destinato a diventare insostenibile. In Italia buttiamo una quantità di cibo sufficiente a sfamare tre quarti della popolazione. È una perversione del sistema produttivo creata da meccanismi che incentivano gli sprechi perché non riconoscono il valore del danno ambientale prodotto e il suo costo per la collettività: ogni tonnellata di rifiuti alimentari genera 4,2 tonnellate di CO2». L´originalità di questa campagna, che verrà presentata mercoledì prossimo nelle sede romana del Parlamento europeo, è riassunta dallo slogan «-Spr+Eco, Formule per non alimentare lo spreco». Uno spreco che riguarda tutte le fasi della filiera alimentare. Nei nostri campi rimane a marcire la stessa quantità di frutta e verdura che consumiamo. La distribuzione al dettaglio butta il cibo sufficiente a fornire tre pasti ai giorno agli abitanti di Genova. L´industria agroalimentare produce sprechi che alimenterebbe il Veneto per un anno.
Oltre a intervenire nel momento della raccolta e della lavorazione, bisogna riorganizzare anche la distribuzione. «Ad esempio», suggerisce Segrè, «quando noi prendiamo uno yogurt da uno scaffale del supermercato e vediamo che scade dopo un paio di giorni lo rimettiamo a posto e ne cerchiamo un altro che dura di più. Così finisce che quel vasetto di yogurt, ancora buono, si trasforma in rifiuto con un danno economico per tutti, perché il costo dello spreco viene caricato sugli altri yogurt. Perché allora non venderlo con uno sconto?»
Antonio Cianciullo
 Davide maggio 26th, 2010 | Stampa questo articolo | 
A discapito di quanto sostenuto da Berlusconi e dal suo governo negli ultimi 2 anni, la crisi non e' affatto finita: c'e' ancora ed i colpi di coda che assesta all'economia del nostro paese sembrano avere effetti tutt'altro deboli o indolori. Qualcuno quindi ha sbagliato i propri calcoli ed e' ora costretto a rimediare con una manovra economica straordinaria da circa 25 miliardi di euro fatta in tutta fretta sotto la pressione dell'Unione Europea (Germania e Francia ne hanno varate due da 80 e 100 miliardi pur avendo conti meno disastrati dei nostri) e definita ieri dal cauto Gianni Letta “molto pesante, molto dura”.
Da ciò che si legge sui giornali pare però che i soldi saranno prelevati per lo più dalle tasche dei cittadini: verranno infatti congelati gli stipendi degli statali (operazione che, con l'inflazione in salita, corrisponde ad una pesante ulteriore diminuzione del potere d'acquisto), diminuiti gli stipendi di manager pubblici oltre i 90mila euro, tagliati del 10% i fondi per i ministeri, posticipati i pensionamenti per i lavoratori autonomi, alzata la soglia di invalidità per ottenere la pensione (da 74% all'80% di invalidità).
Per quanto riguarda i provvedimenti sulle istituzioni si parla di un 10% di diminuzione dello stipendio per i parlamentari, del taglio di qualche ente inutile come le province al di sotto dei 220mila abitanti (curiosamente Imperia,feudo della destra e di Scajola in Liguria, conta 220712 abitanti). Insomma pura cosmetica…
(qui l'elenco completo delle misure adottate)
Ora diamo due numeri: il nostro paese deve le sue sfortune in gran parte ad un debito pubblico gigantesco (il terzo al mondo, doppio rispetto a gran parte dei paesi europei) accumulato sotto i governi del famigerato CAF(Craxi-Andreotti-Forlani) negli anni ottanta.
per dare un'idea:
Per essere precisi oggi, in periodo di crisi, il nostro debito pubblico tocca i 1800 miliardi di euro corrispondenti a circa il 118% del Prodotto Interno Lordo del paese, perciò OGNI ANNO i nostri governi devono mettere in conto di dover pagare ai mercati finanziari internazionali interessi molto salati su questa voragine, soldi che vengono sottratti alla disponibilità economica dello stato e quindi alle spese per la scuola, per la sanità, per gli enti locali e per i servizi ai cittadini in genere. Quanti sono questi soldi? Circa 70 miliardi di euro annui buttati via
in interessi equivalenti a:
-cinque manovre finanziarie tradizionali
-quasi tre famigerate manovre “lacrime e sangue”
Il governo ha deciso, in tempo di crisi e cricche formate da ricchi politici ed imprenditori corrotti, di puntare sulle tasche dei cittadini per “rimettere a posto” i conti pubblici, contenere deficit e debito evitando un default dello stato in stile Grecia anche se già si crede che le risorse mobilitate non basteranno.
Ma era davvero necessario? Cosa non va nel nostro paese? Ecco alcuni dati:
-Oggi la corruzione porta via dalle casse dello stato 60 miliardi di euro all'anno (nove volte quello che portava via negli anni di TANGENTOPOLI)
-La Mafia sottrae all' economia italiana 130 miliardi di euro ogni anno
-L'evasione fiscale (ai livelli più alti dell'unione Europea) ruba allo stato circa 140 miliardi di euro annui
Ora facciamo due somme al ribasso (alcuni dei dati sono infatti sovrapponibili): se in Italia oggi tutti pagassero le tasse, non esistesse la mafia e non ci fosse il cancro dilagante della corruzione arriveremmo a risparmiare almeno 200 miliardi di euro ogni anno.
Quindi se sommassimo le spese per gli interessi sul debito (70 MLD)con le spese per la manovra finanziaria ordinaria (circa 10-15 MLD) e successivamente le detraessimo dal risparmio precedentemente calcolato avremmo un ATTIVO ANNUALE di 100 miliardi di euro che se fossero utilizzati per diminuire il debito (abbattendone di conseguenza gli interessi) lo farebbero rientrare entro soglie accettabili in meno di dieci anni: l'Italia sarebbe salva e avrebbe a disposizione ingentissime risorse economiche che le permetterebbero di competere ad altissimi livelli con gli stati piu' virtuosi dell'Unione Europea.
Insomma, anche senza utopie di questo tipo esisterebbe comunque un ampio margine di manovra per consolidare i conti dello stato AGENDO SULL'INGIUSTIZIA piuttosto che sui cittadini onesti.
Il nostro governo tuttavia preferisce timide azioni di facciata (a scapito sopratutto dei piu deboli) continuando inoltre a promuovere operazioni criminogene come scudi fiscali, condoni ed amnistie. Un incentivo a delinquere insomma.
La LOGICA spinge a chiedersi il motivo apparentemente assurdo di questo controsenso…
Ricordate lo scandalo Cosentino? CAMORRA…E lo scandalo Di Girolamo? Eletto dalla 'NDRANGHETA…E la CORRUZIONE dilagante attorno a protezione civile e cricche del G8 alla Maddalena? Anemone, Balducci, pezzi di stato (casi Bertolaso,Scajola, Lunardi, Bondi, Matteoli, Verdini…)?
Potrei continuare ancora per molto con gli esempi ma mi paiono abbastanza per agurare sogni d'oro alla LOGICA in questo paese.
 Redazione aprile 20th, 2010 | Stampa questo articolo | 
Pubblichiamo un'interessante riflessione del responsabile nazionale giustizia del PD, il ligure Andrea Orlando, apparsa sul quotidiano locale online "Riviera24" riguardo alla situazione della provincia di Imperia sotto il profilo dell'infiltrazione della criminalità organizzata, argomento sul quale già in questi giorni aveva espresso preoccupazioni il neoconsigliere provinciale PD Riccardo Giordano.
Nelle ore in cui il presidente del Consiglio “criticava” Saviano un incendio ha interessato uno stabilimento balneare a Bordighera, solo due giorni prima era stata colpita una serra agricola a Taggia, e nei giorni immediatamente precedenti un garage a Sanremo nel quale veniva parcheggiato il furgone usato da una ditta, anche oggi registriamo il tentativo di appiccare fuoco allo studio del geometra Presidente della Croce Rossa. Sempre nel mese di Aprile ci sono stati incendi sospetti, come quello divampato in una pasticceria a San Bartolomeo o come quello che ha distrutto il dehors del ristorante “Il Gabbiano” a Sanremo. Alla fine del mese di marzo un incendio ha distrutto otto furgoni alla ditta DDS, e non si contano le auto date alle fiamme negli ultimi mesi. Questi eventi sono il segno tangibile di un fenomeno che sta investendo, molte aree del Nord, la provincia di Imperia , questa volta.
Non si tratta peraltro di semplici crimini, ma del segnale che la criminalità organizzata sta cercando di prendere il controllo di nuovi territori, attraverso l’intimidazione, con serio pericolo per l’incolumità delle persone e per il libero svolgimento delle attività economiche. Se si vuole veramente arginare questo fenomeno non si può lasciar cadere nel vuoto il grido di allarme che proviene da chi sta in prima linea nella lotta contro le mafie; nella fattispecie dalle Forze dell’ordine e dalla Procura di Imperia, che lamentano carenza di uomini e di risorse.
Il Governo deve sostenere l’azione di chi fronteggia le organizzazioni criminali in modo spesso impari .Le mafie dispongono infatti di ingenti risorse economiche, grazie anche al riciclaggio consentito dallo scudo fiscale ed enormi disponibilità di uomini e mezzi;
Rispetto ad essa va detto che la presenza della ‘ndrangheta nell’ imperiese non può essere sottovalutata e mi auguro che tutte le forze politiche, sociali ed economiche si uniscano nella denuncia e nelle azioni conseguenti;
E’ tempo che chi sino ad oggi ha minimizzato gli eventi accaduti, e chi non mai preso posizione su di essi, parli chiaro e forte. Nessuno può permettersi di rimanere indifferente.
Andrea Orlando
Commissione palamentare antimafia
Responsabile nazionale Giustizia PD
 Redazione aprile 14th, 2010 | Stampa questo articolo | 
Pubblichiamo una riflessione inviata alla Redazione da Tiziano Gramondo
Le sorti del paese sono in buone mani, tutto va bene e bisogna essser ottimisti.
Ma questo 40-45% di elettori Italiani che appoggiano il governo cosa fanno: DORMONO?
Un piccolo esempio riguardante le Poste Italiane (anche se si tratta di società privata svolgono un servizio di indubbia pubblica utilità): dovendo spedire alcuni biglietti augurali in busta aperta ho acquistato dei francobolli e mi è stato comunicato che "ora costa tutto 60 centesimi a busta" - già mi sembrava caro – ; per gli ultimi due biglietti un altro giorno mi sono ritrovato a fare una lunga fila, sono stato sorpassato dai correntisti postali che usufruiscono della priorità perchè loro sono clienti…e gli altri? Al mio turno mi viene fatto notare che la mia busta è fuori misura (cm 16 x cm 23) e la spedizione costa UN euro e QUARANTA.
Sono passati dieci anni, capisco gli aumenti e tutto il resto, ma 2600 lire per un biglietto aperto mi sembrano un pò troppi considerato anche che le nostre cassette delle lettere sono invase di pubblità e messaggi politici spediti a contratto con prezzi irrisori.
Non me ne vogliano i dipendenti dell poste "MA PER FORTUNA CHE L'EMAIL C'E'!!!"
Tiziano Gramondo
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