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Redazione agosto 21st, 2010 | Stampa questo articolo Stampa questo articolo | Lascia un commento

LICENZIAMENTI INGIUSTIFICATI NELL'ASILO DI SAN BARTOLOMEO AL MARE

Pubblichiamo un comunicato stampa inviato alla Redazione dal Circolo PD di San Bartolomeo al Mare
 
COMUNICATO STAMPA
Licenziamenti ingiustificati nell’asilo di San Bartolomeo al Mare
Il Partito Democratico di San Bartolomeo al Mare esprime la più forte contrarietà per l’assurda decisione assunta recentemente dai responsabili dell’asilo infantile locale di licenziare ingiustificatamente le maestre Alba e Patrizia che da diversi anni vi collaboravano, decisione assunta non all’unanimità e che ha provocato anche le dimissioni di uno dei più qualificati membri (il rappresentante dei soci dell’Asilo).
Il Partito Democratico trova anche incredibile l’atteggiamento dell’Amministrazione Comunale, attualmente tra i principali finanziatori della struttura, che ha acconsentito passivamente a tale immotivato atto: non si sono infatti verificati episodi tali da determinare una simile decisione, preferendo lasciare i numerosi bambini che annualmente frequentano la struttura nelle mani di persone sconosciute, provocando anche le vivaci proteste delle madri.
Perché dunque licenziare persone di San Bartolomeo al Mare, note a tutta la comunità locale, stimate, preparate, affidabili? Perché in questo periodo di crisi lasciare delle persone a casa privandole del loro sostentamento economico? Perché i genitori, non rappresentati nel consiglio dell’asilo, non sono stati messi al corrente di tale decisione per tempo, in modo da consentire a chi lo desiderasse di cercare altre soluzioni (erano infatti ormai scaduti tutti i termini per eventuali domande presso altre scuole pubbliche o private)? Chi garantirà ora la continuità didattica di una struttura che negli ultimi anni, grazie anche al lavoro delle maestre Alba e Patrizia, ha visto quasi raddoppiare le iscrizioni?
Il Partito Democratico invita tutta la comunità di San Bartolomeo al Mare, tenuto conto che si tratta del futuro dei loro figli, a non subire passivamente tale decisione e a chiedere doverosi chiarimenti ai responsabili dell’asilo, a cui suggeriamo le dimissioni, e agli amministratori comunali.
 
Il Direttivo del Circolo PD - San Bartolomeo al Mare
 
San Bartolomeo al Mare, 20 agosto 2010
Redazione agosto 7th, 2010 | Stampa questo articolo Stampa questo articolo | Lascia un commento

L'ONU PROIBISCE LE BOMBE A GRAPPOLO, MA L'ITALIA CONTINUERA' A VENDERLE

Pubblichiamo un aritcolo apparso su Il Fatto Quotidiano il 6 Agosto 2010
 
Al via la convenzione delle Nazioni Unite che le bandisce, ma il governo di B. non firma

Il primo agosto la convenzione Onu ha legato le mani ad ogni paese del mondo. Proibito fabbricare, esportare e conservare in depositi più o meno segreti le bombe a grappolo, cluster munition. Polverizzano come le altre ma non è tutto: disperdono 150, 170 frammenti che non sono schegge qualsiasi, bensì trappole micidiali, colorate per incuriosire chi fruga fra le macerie o le ritrova fra l’erba dei campi. Appena sfiorate scoppiano “più efficaci delle mine-uomo”. Cambiano la vita e ogni anno a migliaia di bambini: chi muore e chi resta per sempre diverso. Gino Strada e la sua Emergency sono testimoni del disastro dell’Afghanistan: gambe artificiali paracadutate in territori pericolosi galleggiano nell’aria come fantasmi di plastica.

Il documento siglato da 30 paesi
Per rendere obbligatoria la convenzione internazionale proposta dal segretario Onu, Ban Ki-moon era necessaria l’adesione di almeno 30 governi. Gli ultimi a firmare “per senso di civiltà” sono stati Burkina Faso e Moldavia. L’Italia se ne è dimenticata. Come sempre Russia, Stati Uniti, Cina, Pakistan, Israele stanno a guardare con la diffidenza di chi non sopporta il moralismo fanatico dei pacifisti anche se Obama è impegnato in una moratoria che frena la deregulation del guerriero Bush. Proibisce l’esportazione delle armi non convenzionali (oltre alle clutser, missili al fosforo bianco, napalm, eccetera) con l’ordine di distruggere prima del 2018 gli 800 milioni di bombe a grappolo stoccate negli arsenali Usa.

Come mai l’Italia non ha firmato? Due anni fa, due nostri ministri a Oslo avevano appoggiato l’iniziativa. “Siamo tra i primi cento paesi a pretendere una guerra più umana”, morale che fa sorridere perché di umano nelle guerre non c’è niente, eppure sembrava un primo fiato di buona volontà. Ma se ne sono dimenticati. Tante le spiegazioni. Turbamenti politici che annegano la memoria o convenienza a non mettere in crisi le industrie delle armi che continuano a volare. Nel 2008 (ultimi numeri disponibili) il valore delle autorizzazioni concesse dal governo per vendere ad altri paesi carri armati, elicotteri, bombe di ogni tipo, missili e strumenti sofisticati d’attacco, era cresciuto del 35 per cento: 5,7 miliardi di euro. Tendenza confermata nel 2009. Fra un po’ sapremo quanti affari in più. La Turchia che schiaccia i curdi è il cliente d’oro: un miliardo e 93 milioni. Poi Francia e tanti paesi fra i quali Libia, il Venezuela di Chavez, Emirati Arabi Uniti, Oman, Kuwait, Nigeria. Le imprese autorizzate dal nostro ministero della Difesa sono 300. Tre le banche privilegiate nell’intermediazione: Banca Nazionale del Lavoro, Deutsche Bank e Societè Generale. In coda Banca Intesa ed Unicredit. Milioni di provvigioni da un passaggio all’altro. A parte la lista nera dei paesi ai quali è proibito vendere direttamente – anche se il gioco ambiguo delle triangolazioni funziona da quando Israele comprava in Europa ed esportava nel Sud Africa dell’embargo disegnato per sgonfiare il razzismo di stato – e a parte un elenco di governi che impongono semi libertà sdegnate dalla carte delle Nazioni Unite, ecco il macchiavello degli aiuti umanitari. Se l’ Italia o altre nazioni sono presenti per soccorrere la disperazione delle popolazioni, le armi scivolano senza suscitare censure.

Se nel Lazio si producessero ancora?
Armi italiane in Libia dove (Amnesty e Human Rights Watch) chi pretende libertà d’espressione, di associazione o di pensiero può essere condannato a morte. Per non parlare dell’accoglienza disumana ai profughi in fuga dalle dittature di Sudan ed Eritrea. Vendiamo alla Thailandia nella quale le camice rosse dell’ex presidente e l’esercito del presidente in carica si affrontano sconvolgendo città e campagne. A quali delle due fazioni vendiamo? Per non parlare di Arabia Saudita, Emirati, Oman dove le donne restano ombre clandestine. Human Rights fa sapere dei depositi di bombe a grappolo di casa nostra: “L’Italia continua a nasconderne la quantità”. Fra le imprese che hanno prodotto le cluster e non chiariscono se continuano e quante bombe ammucchiano in magazzino, c’è la Simmel Difesa di Colleferro. Vende alla Russia munizioni per i veicoli corazzati in Afghanistan. Anni fa, mentre l’opinione pubblica si agita davanti allo strazio di donne e bambini bruciati dal fosforo bianco americano a Fallujia o israeliano a Gaza, le bombe a grappolo dell’Afghanistan scandalizzano televisioni e giornali e la Simmel censura il suo catalogo on line: spariscono le munizioni proibite. Ma un’inchiesta di Rai News 24 e informazioni delle Ong che tutelano i diritti umani riempiono il vuoto: la produzione continua. Se fosse vero, brivido d’orrore. Perché esistono, sparse nel mondo, 100 milioni di bombe a grappolo inesplose. Vendere fa bene agli affari, ma quale futuro stiamo immaginando? Il silenzio continua, l’Italia non firma.

La responsabilità non può esaurirsi nell’ambiguità dei politici o negli affari d’oro dei dottor Stranamore dell’industria pesante: i sindacati dove sono? Nel 1984 in un dibattito con Luciano Lama, qualcuno ha suggerito di portare in gita nella Beirut appena macinata dai cannoni di Sharon, gli operai dell’Oto Melara. Ieri come oggi Cgil-Cisl-Uil evitavano di collegare il “lavoro che rende liberi” alla libertà che quel lavoro brucia nella vita di popoli lontani. Lama si è arrabbiato: “Convertiremo i carri armati in locomotive, dateci tempo”.

Il tempo passa e alla Simmel di Colleferro nessuno protesta. Nei giorni dei posti perduti, un posto sicuro val bene qualche distrazione.

Redazione luglio 19th, 2010 | Stampa questo articolo Stampa questo articolo | Un commento

18 ANNI DOPO: QUALCOSA E’ CAMBIATO?

Visto che dopo 18 anni qualcuno si prende il disturbo di danneggiare le statue commemorative di Falcone e Borsellino probabilmente no, o per lo meno non abbastanza.

Oggi tuttavia è una giornata molto significativa dove, a nostro avviso, ha molta importanza il ricordo e per questo abbiamo ritenuto opportuno divulgare ancora più di quanto non si sia già fatto un'intervista di Manfredi Borsellino, che parla degli ultimi giorni di vita di suo padre Paolo.

"Il primo pomeriggio di quel 23 maggio studiavo a casa dei miei genitori, preparavo l’esame di diritto commerciale, ero esattamente allo “zenit” del mio percorso universitario. Mio padre era andato, da solo e a piedi, eludendo come solo lui sapeva fare i ragazzi della scorta, dal barbiere Paolo Biondo, nella via Zandonai, dove nel bel mezzo del “taglio” fu raggiunto dalla telefonata di un collega che gli comunicava dell’attentato a Giovanni Falcone lungo l’autostrada Palermo-Punta Raisi.
Ricordo bene che mio padre, ancora con tracce di schiuma da barba sul viso, avendo dimenticato le chiavi di casa bussò alla porta mentre io ero già pietrificato innanzi la televisione che in diretta trasmetteva le prime notizie sull’accaduto. Aprii la porta ad un uomo sconvolto, non ebbi il coraggio di chiedergli nulla né lui proferì parola.

Si cambiò e raccomandandomi di non allontanarmi da casa si precipitò, non ricordo se accompagnato da qualcuno o guidando lui stesso la macchina di servizio, nell’ospedale dove prima Giovanni Falcone, poi Francesca Morvillo, gli sarebbero spirati tra le braccia. Quel giorno per me e per tutta la mia famiglia segnò un momento di non ritorno. Era l’inizio della fine di nostro padre che poco a poco, giorno dopo giorno, fino a quel tragico 19 luglio, salvo rari momenti, non sarebbe stato più lo stesso, quell’uomo dissacrante e sempre pronto a non prendersi sul serio che tutti conoscevamo.

Ho iniziato a piangere la morte di mio padre con lui accanto mentre vegliavamo la salma di Falcone nella camera ardente allestita all’interno del Palazzo di Giustizia. Non potrò mai dimenticare che quel giorno piangevo la scomparsa di un collega ed amico fraterno di mio padre ma in realtà è come se con largo anticipo stessi già piangendo la sua.
Dal 23 maggio al 19 luglio divennero assai ricorrenti i sogni di attentati e scene di guerra nella mia città ma la mattina rimuovevo tutto, come se questi incubi non mi riguardassero e soprattutto non riguardassero mio padre, che invece nel mio subconscio era la vittima. Dopo la strage di Capaci, eccetto che nei giorni immediatamente successivi, proseguii i miei studi, sostenendo gli esami di diritto commerciale, scienze delle finanze, diritto tributario e diritto privato dell’economia. In mio padre avvertivo un graduale distacco, lo stesso che avrebbero percepito le mie sorelle, ma lo attribuivo (e giustificavo) al carico di lavoro e di preoccupazioni che lo assalivano in quei giorni. Solo dopo la sua morte seppi da padre Cesare Rattoballi che era un distacco voluto, calcolato, perché gradualmente, e quindi senza particolari traumi, noi figli ci abituassimo alla sua assenza e ci trovassimo un giorno in qualche modo “preparati” qualora a lui fosse toccato lo stesso destino dell’amico e collega Giovanni.

La mattina del 19 luglio, complice il fatto che si trattava di una domenica ed ero oramai libero da impegni universitari, mi alzai abbastanza tardi, perlomeno rispetto all’orario in cui solitamente si alzava mio padre che amava dire che si alzava ogni giorno (compresa la domenica) alle 5 del mattino per “fottere” il mondo con due ore di anticipo. In quei giorni di luglio erano nostri ospiti, come d’altra parte ogni estate, dei nostri zii con la loro unica figlia, Silvia, ed era proprio con lei che mio padre di buon mattino ci aveva anticipati nel recarsi a Villagrazia di Carini dove si trova la residenza estiva dei miei nonni materni e dove, nella villa accanto alla nostra, ci aveva invitati a pranzo il professore “Pippo” Tricoli, titolare della cattedra di Storia contemporanea dell’Università di Palermo e storico esponente dell’Msi siciliano, un uomo di grande spessore culturale ed umano con la cui famiglia condividevamo ogni anno spensierate stagioni estive.

Mio padre, in verità, tentò di scuotermi dalla mia “loffia” domenicale tradendo un certo desiderio di “fare strada” insieme, ma non ci riuscì. L’avremmo raggiunto successivamente insieme agli zii ed a mia madre. Mia sorella Lucia sarebbe stata impegnata tutto il giorno a ripassare una materia universitaria di cui avrebbe dovuto sostenere il relativo esame il giorno successivo (cosa che fece!) a casa di una sua collega, mentre Fiammetta, come è noto, era in Thailandia con amici di famiglia e sarebbe rientrata in Italia solo tre giorni dopo la morte di suo padre.
Non era la prima estate che, per ragioni di sicurezza, rinunciavamo alle vacanze al mare; ve ne erano state altre come quella dell’85, quando dopo gli assassini di Montana e Cassarà eravamo stati “deportati” all’Asinara, o quella dell’anno precedente, nel corso della quale mio padre era stato destinatario di pesanti minacce di morte da parte di talune famiglie mafiose del trapanese. Ma quella era un’estate particolare, rispetto alle precedenti mio padre ci disse che non era più nelle condizioni di sottrarsi all’apparato di sicurezza cui, soprattutto dolo la morte di Falcone, lo avevano sottoposto, e di riflesso non avrebbe potuto garantire a noi figli ed a mia madre quella libertà di movimento che negli anni precedenti era riuscito ad assicurarci.

Così quell’estate la villa dei nonni materni, nella quale avevamo trascorso sin dalla nostra nascita forse i momenti più belli e spensierati, era rimasta chiusa. Troppo “esposta” per la sua adiacenza all’autostrada per rendere possibile un’adeguata protezione di chi vi dimorava. Ricordo una bellissima giornata, quando arrivai mio padre si era appena allontanato con la barchetta di un suo amico per quello che sarebbe stato l’ultimo bagno nel “suo” mare e non posso dimenticare i ragazzi della sua scorta, gli stessi di via D’Amelio, sulla spiaggia a seguire mio padre con lo sguardo e a godersi quel sole e quel mare.
Anche il pranzo in casa Tricoli fu un momento piacevole per tutti, era un tipico pranzo palermitano a base di panelle, crocché, arancine e quanto di più pesante la cucina siciliana possa contemplare, insomma per stomaci forti. Ricordo che in Tv vi erano le immagini del Tour de France ma mio padre, sebbene fosse un grande appassionato di ciclismo, dopo il pranzo, nel corso del quale non si era risparmiato nel “tenere comizio” come suo solito, decise di appisolarsi in una camera della nostra villa. In realtà non dormì nemmeno un minuto, trovammo sul portacenere accanto al letto un cumulo di cicche di sigarette che lasciava poco spazio all’immaginazione.

Dopo quello che fu tutto fuorché un riposo pomeridiano mio padre raccolse i suoi effetti, compreso il costume da bagno (restituitoci ancora bagnato dopo l’eccidio) e l’agenda rossa della quale tanto si sarebbe parlato negli anni successivi, e dopo avere salutato tutti si diresse verso la sua macchina parcheggiata sul piazzale limitrofo le ville insieme a quelle della scorta. Mia madre lo salutò sull’uscio della villa del professore Tricoli, io l’accompagnai portandogli la borsa sino alla macchina, sapevo che aveva l’appuntamento con mia nonna per portarla dal cardiologo per cui non ebbi bisogno di chiedergli nulla. Mi sorrise, gli sorrisi, sicuri entrambi che di lì a poche ore ci saremmo ritrovati a casa a Palermo con gli zii.
Ho realizzato che mio padre non c’era più mentre quel pomeriggio giocavo a ping pong e vidi passarmi accanto il volto funereo di mia cugina Silvia, aveva appena appreso dell’attentato dalla radio. Non so perché ma prima di decidere il da farsi io e mia madre ci preoccupammo di chiudere la villa. Quindi, mentre affidavo mia madre ai miei zii ed ai Tricoli, sono salito sulla moto di un amico d’infanzia che villeggia lì vicino ed a grande velocità ci recammo in via D’Amelio.

Non vidi mio padre, o meglio i suoi “resti”, perché quando giunsi in via D’Amelio fui riconosciuto dall’allora presidente della Corte d’Appello, il dottor Carmelo Conti, che volle condurmi presso il centro di Medicina legale dove poco dopo fui raggiunto da mia madre e dalla mia nonna paterna. Seppi successivamente che mia sorella Lucia non solo volle vedere ciò che era rimasto di mio padre, ma lo volle anche ricomporre e vestire all’interno della camera mortuaria. Mia sorella Lucia, la stessa che poche ore dopo la morte del padre avrebbe sostenuto un esame universitario lasciando incredula la commissione, ci riferì che nostro padre è morto sorridendo, sotto i suoi baffi affumicati dalla fuliggine dell’esplosione ha intravisto il suo solito ghigno, il suo sorriso di sempre; a differenza di quello che si può pensare mia sorella ha tratto una grande forza da quell’ultima immagine del padre, è come se si fossero voluti salutare un’ultima volta.

La mia vita, come d’altra parte quella delle mie sorelle e di mia madre, è certamente cambiata dopo quel 19 luglio, siamo cresciuti tutti molto in fretta ed abbiamo capito, da subito, che dovevamo sottrarci senza “se” e senza “ma” a qualsivoglia sollecitazione ci pervenisse dal mondo esterno e da quello mediatico in particolare. Sapevamo che mio padre non avrebbe gradito che noi ci trasformassimo in “familiari superstiti di una vittima della mafia”, che noi vivessimo come figli o moglie di ….., desiderava che noi proseguissimo i nostri studi, ci realizzassimo nel lavoro e nella vita, e gli dessimo quei nipoti che lui tanto desiderava. A me in particolare mi chiedeva “Paolino” sin da quando avevo le prime fidanzate, non oso immaginare la sua gioia se fosse stato con noi il 20 dicembre 2007, quando è nato Paolo Borsellino, il suo primo e, per il momento, unico nipote maschio.

Oggi vorrei dire a mio padre che la nostra vita è sì cambiata dopo che ci ha lasciati ma non nel senso che lui temeva: siamo rimasti gli stessi che eravamo e che lui ben conosceva, abbiamo percorso le nostre strade senza “farci largo” con il nostro cognome, divenuto “pesante” in tutti i sensi, abbiamo costruito le nostre famiglie cui sono rivolte la maggior parte delle nostre attenzioni come lui ci ha insegnato, non ci siamo “montati la testa”, rischio purtroppo ricorrente quando si ha la fortuna e l’onore di avere un padre come lui, insomma siamo rimasti con i piedi per terra. E vorrei anche dirgli che la mamma dopo essere stata il suo principale sostegno è stata in questi lunghi anni la nostra forza, senza di lei tutto sarebbe stato più difficile e molto probabilmente nessuno di noi tre ce l’avrebbe fatta.

Mi piace pensare che oggi sono quello che sono, ossia un dirigente di polizia appassionato del suo lavoro che nel suo piccolo serve lo Stato ed i propri concittadini come, in una dimensione ben più grande ed importante, faceva suo padre, indipendentemente dall’evento drammatico che mi sono trovato a vivere.
D’altra parte è certo quello che non sarei mai voluto diventare dopo la morte di mio padre,  una persona che in un modo o nell’altro avrebbe “sfruttato” questo rapporto di sangue, avrebbe “cavalcato” l’evento traendone vantaggi personali non dovuti, avrebbe ricoperto cariche o assunto incarichi in quanto figlio di …. o perché di cognome fa Borsellino. A tal proposito ho ben presente l’insegnamento di mio padre, per il quale nulla si doveva chiedere che non fosse già dovuto o che non si potesse ottenere con le sole proprie forze. Diceva mio padre che chiedere un favore o una raccomandazione significa mettersi nelle condizioni di dovere essere debitore nei riguardi di chi elargisce il favore o la raccomandazione, quindi non essere più liberi ma condizionati, sotto il ricatto, fino a quando non si restituisce il favore o la raccomandazione ricevuta.

Ai miei figli, ancora troppo piccoli perché possa iniziare a parlargli del nonno, vorrei farglielo conoscere proprio tramite i suoi insegnamenti, raccontandogli piccoli ma significativi episodi tramite i quali trasmettergli i valori portanti della sua vita. Caro papà, ogni sera prima di addormentarci ti ringraziamo per il dono più grande, il modo in cui ci hai insegnato a vivere."

(tratto da www.livesicilia.it)

*( La testimonianza del figlio del giudice – pubblicata per gentile concessione dell’editore – chiude il libro “Era d’estate”, curato dai giornalisti Roberto Puglisi e Alessandra Turrisi- Pietro Vittorietti editore).

Redazione luglio 15th, 2010 | Stampa questo articolo Stampa questo articolo | Lascia un commento

MANIFESTAZIONE CONTRO LA MAFIA A SANREMO - 15 LUGLIO 2010

Si sta svolgendo in queste ore la fiaccolata contro la mafia a Sanremo. Noi di Muovileidee non abbiamo potuto essere là fisicamente per motivi di lavoro, ma sicuramente lo siamo psicologicamente e intimamente e per questo abbiamo deciso di testimoniare il nostro appoggio all'iniziativa tramite le parole di Dario Dal Mut, del Circolo Idv Falcone e Borsellino di Imperia.

"Da parecchio tempo sono inscritto al Popolo delle Agende Rosse di Salvadore Borsellino e quindi questa sera parteciperò alla fiaccolata che si svolgerà a Sanremo per spegnere le mafie ed avrò con me quella famosa agenda rossa fatta sparire dopo la strage di Via D’Amelio e che chissà quali grandi verità essa custodiva. Parteciperò perchè tra 4 giorni ricorre l’anniversario della morte di PAOLO BORSELLINO e della sua scorta, avvenuta 56 giorni dopo la strage di Capaci dove perse la vita Giovanni Falcone con la moglie e la scorta… Parteciperò perchè della Mafia bisogna parlarne… farla conoscere… fare cultura contro … parteciperò nonostante intimamente condivida il pensiero che la “Casa della Legalità” esprime oggi sul quotidiano informatico sanremonews ed in particolare condivido il pensiero per cui la classe politica e, anche e soprattutto, quella con cui ho iniziato questo mio nuovo percorso, sia coerente nelle azioni quotidiane… sia trasparente nei suoi uomini e nelle sue donne…"

Dario Dal Mut

Redazione luglio 8th, 2010 | Stampa questo articolo Stampa questo articolo | Lascia un commento

LIBERTA’ DI STAMPA, 9 LUGLIO 2010: LA GIORNATA DEL SILENZIO

Redazione luglio 1st, 2010 | Stampa questo articolo Stampa questo articolo | 2 commenti

RESOCONTO DELLA MANIFESTAZIONE A IMPERIA CONTRO LA LEGGE BAVAGLIO

E' terminata da poco la manifestazione contro la legge bavaglio promossa dall'associazione Apertamente di Imperia. Interventi interessanti ed acute riflessioni hanno attraversato il tardo pomeriggio in una città come Imperia che, notoriamente spostata politicamente verso il centro destra, ha risposto abbastanza numerosa all'invito alla protesta; anche se le previsioni di partecipazione sono state ampiamente superate, sarebbe stata molto significativa una maggiore partecipazione della cittadinanza per dare voce al diritto alla libertà di informazione e, aggiungiamo, di indagine. E' stato comunque un buon risultato, ma soprattutto si è vista la presenza di quei giovani che solitamente e purtroppo sono ancora poco attivi o partecipi nelle riunioni e nelle decisioni politiche di questa parte della nostra regione.

Un ottimo risultato di collaborazione fra associazioni e partiti e per questo non manchiamo di ringraziare l'associazione Apertamente per averci dato la possibilità di partecipare.

Redazione giugno 27th, 2010 | Stampa questo articolo Stampa questo articolo | Lascia un commento

APERTAMENTE PER LA MANIFESTAZIONE “NO ALLA LEGGE BAVAGLIO” DELL’1 LUGLIO A IMPERIA

COMUNICATO STAMPA

In occasione della grande mobilitazione nazionale indetta per il primo luglio contro la “Legge Bavaglio”, in difesa dell’articolo 21 e di tutti i Diritti sanciti dalla Costituzione, l’Associazione Culturale ApertaMente ha lanciato un appello prontamente accolto da rappresentanti del  mondo della cultura, associazioni, partiti e sindacati perché anche i democratici di Imperia possano partecipare e manifestare il proprio dissenso.
Hanno dato la loro adesione A.N.P.I. Comitato Provinciale, A.R.C.I. Provinciale, Associazione Casa Africa di Imperia, Associazione Cassandra, Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau-A.I.FO, Associazione Liberamente,  C.G.I.L. di Imperia-Camera del Lavoro, Carlo Senesi-pittore e scenografo, Circoli del Partito Democratico di Imperia, Circolo IdV "Falcone & Borsellino" di Imperia e Golfo Dianese, Circolo Itinera, Federazione VERDI della provincia di Imperia, Franca Natta-formatrice, Garabombo l’Invisibile, Giovani Democratici di Imperia, Hamza Piccardo, La Talpa e l’Orologio, ImperiaParla-blog, Legambiente-Circolo di Imperia, Libera-Nomi e numeri contro la mafia, Lo Spazio Vuoto-Laboratorio Teatrale, Marino Magliani-scrittore, Muovileidee-blog, Neri Battistin-scrittrice,  S.E.L.- Sinistra Ecologia e Libertà.

I firmatari del manifesto “Noalla Legge Bavaglio-Difendiamo la Costituzione”, che sarà affisso in questi giorni nelle vie di Imperia,  rivolgono l’'invito a tutti coloro che intendono partecipare a incontrarsi in Piazza De Amicis, giovedì 1 luglio alle ore 18.

Chi intendesse aderire può inviare una e-mail a apertamente1@virgilio.it
 
ApertaMente Imperia
tel 3470163804
Redazione giugno 22nd, 2010 | Stampa questo articolo Stampa questo articolo | 2 commenti

ANCHE A IMPERIA MANIFESTAZIONE CONTRO LA LEGGE BAVAGLIO

Muovileidee sostiene l'APPELLO per il 1 luglio NO ALLA LEGGE-BAVAGLIO


L'Associazione Culturale ApertaMente Imperia intende realizzare un manifesto e un presidio contro la legge bavaglio per il giorno 1 luglio.
Tutti coloro, gruppi, associazioni, partiti, sindacati e singoli cittadini, che intendono aderire sono invitati alla riunione organizzativa che si svolgerà lunedì 21 alle ore 18 presso il circolo ARCI-Camalli, via Bastioni di Mezzo a Oneglia.

Per info, telefonare al 3470163804 o inviare mail a
apertamente1@virgilio.it

 

Redazione giugno 11th, 2010 | Stampa questo articolo Stampa questo articolo | Lascia un commento

200 euro al minuto per avere Corona in discoteca, la critica di De Pierro

Il presidente dell’Italia dei Diritti: “Un vero schiaffo a tutti quegli artisti di cui la nostra nazione non è mai stata avara”

 

 

Roma – “Se ciò risultasse vero sarebbe senza dubbio sconvolgente. In un momento di crisi come quello che stiamo vivendo, cachet così alti potrebbero destare perplessità anche se venissero elargiti ad artisti veri”.

Così Antonello De Pierro, presidente dell’Italia dei Diritti, commenta la notizia apparsa su “Il Secolo XIX”, secondo cui Fabrizio Corona guadagnerebbe 200 euro al minuto per un’ospitata nelle discoteche della riviera ligure. Due foto con le fan, qualche sigaretta, non proprio uno show imperdibile, dunque; eppure, a quanto pare, sufficiente per convincere i gestori dei locali ad assicurarsene la programmazione. “Il fatto che ci siano persone pronte a sborsare tali cifre per avere per poco più di mezz’ora un personaggio delle cronache giudiziarie il cui unico merito sarebbe stato quello di aver ricattato alcuni vip – continua De Pierro – fa capire perfettamente l’humus subculturale in cui proliferano schiere di italiani. Episodi del genere sono stati legati negli ultimi anni ai personaggi ‘usa e getta’ del Grande Fratello, prodotti televisivi confezionati e introdotti nelle abitazioni delle casalinghe di Voghera tramite il piccolo schermo. Un vero schiaffo a tutti quegli artisti di cui l’Italia non è mai stata avara, che magari esprimono il proprio meraviglioso talento nei teatrini di periferia o nei pianobar della Penisola. Del resto tutto ciò è la conseguenza diretta del berlusconismo che ha infettato dal ’94 l’Italia col suo virus, cercando di mantenere sempre basso il livello culturale della popolazione, in perfetto stile borbonico. È chiaro: un popolo d’ignoranti è facilmente addomesticabile, specie con una tv commerciale dal livello decisamente trash e con telegiornali abilmente addestrati alla mistificazione delle notizie. Non è difficile trarre queste conclusioni, basti pensare al disastro delle varie riforme sulla scuola e soprattutto all’ultima di queste, orchestrata da Mariastella Gelmini. È chiaro che in un contesto socioculturale del genere anche un Fabrizio Corona, che purtroppo o per fortuna conosco solo per le cronache giudiziarie, diventi un mito, un divo da emulare. Mi piacerebbe assistere a un suo spettacolo – conclude ironicamente il presidente dell’Italia dei Diritti – nella speranza di poter cambiare idea, magari trovandomi di fronte un vero artista che allora potremo dire essere stato oscurato fino all’esplosione del suo caso giudiziario dal sistema clientelare radicato nel panorama televisivo italiano”.

Redazione maggio 29th, 2010 | Stampa questo articolo Stampa questo articolo | Lascia un commento

PRIMA EDIZIONE SCOPRI LA LIGURIA IN VIALE KENNEDY A DIANO MARINA

Riportiamo un articolo di Mario Guglielmi apparso su Riviera24.it

 

“Scopri la Liguria in Viale Kennedy”, manifestazione ideata dal “Comitato Valorizzazione Viale Kennedy”, viene organizzata tecnicamente dalla C.&R. Pubblicità di Imperia, con il patrocinio del Comune di Diano Marina.
La manifestazione, in programma domenica 30 maggio, tende a valorizzare il territorio del Comune di Diano Marina, dei Comuni confinanti e del territorio ligure; saranno infatti presenti molti produttori locali di olio e prodotti similari, pesto, frutta e verdura, vini, lumache, conserve di frutta e verdura, marmellate, salumi, birra. Inoltre ci sarà la presenza dell’artigianato artistico dei settori più disparati: dal legno d’ulivo al vetro, dalla pittura alla scultura, dall’oggettistica per la persona alla ceramica.
Nutrita sarà la presenza delle Associazioni no profit ed umanitarie operanti sul territorio.
Si potranno ammirare stampe antiche di Diano Marina, creazioni realizzate a mano. Parteciperanno l’Associazione Socio-Culturale Arcadia con Presidente Batistotti, l’Associazione Comunitas Diani, Famia Dianese, C.R.I, e Associazione Aicardi di Imperia.
Ci sarà inoltre un gemellaggio con produttori di altre zone che saranno chiamati a rappresentare le proprie regioni e ad esporre i prodotti tipici.