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 Redazione agosto 21st, 2010 | Stampa questo articolo | 
Pubblichiamo un comunicato stampa inviato alla Redazione dal Circolo PD di San Bartolomeo al Mare
COMUNICATO STAMPA
Licenziamenti ingiustificati nell’asilo di San Bartolomeo al Mare
Il Partito Democratico di San Bartolomeo al Mare esprime la più forte contrarietà per l’assurda decisione assunta recentemente dai responsabili dell’asilo infantile locale di licenziare ingiustificatamente le maestre Alba e Patrizia che da diversi anni vi collaboravano, decisione assunta non all’unanimità e che ha provocato anche le dimissioni di uno dei più qualificati membri (il rappresentante dei soci dell’Asilo).
Il Partito Democratico trova anche incredibile l’atteggiamento dell’Amministrazione Comunale, attualmente tra i principali finanziatori della struttura, che ha acconsentito passivamente a tale immotivato atto: non si sono infatti verificati episodi tali da determinare una simile decisione, preferendo lasciare i numerosi bambini che annualmente frequentano la struttura nelle mani di persone sconosciute, provocando anche le vivaci proteste delle madri.
Perché dunque licenziare persone di San Bartolomeo al Mare, note a tutta la comunità locale, stimate, preparate, affidabili? Perché in questo periodo di crisi lasciare delle persone a casa privandole del loro sostentamento economico? Perché i genitori, non rappresentati nel consiglio dell’asilo, non sono stati messi al corrente di tale decisione per tempo, in modo da consentire a chi lo desiderasse di cercare altre soluzioni (erano infatti ormai scaduti tutti i termini per eventuali domande presso altre scuole pubbliche o private)? Chi garantirà ora la continuità didattica di una struttura che negli ultimi anni, grazie anche al lavoro delle maestre Alba e Patrizia, ha visto quasi raddoppiare le iscrizioni?
Il Partito Democratico invita tutta la comunità di San Bartolomeo al Mare, tenuto conto che si tratta del futuro dei loro figli, a non subire passivamente tale decisione e a chiedere doverosi chiarimenti ai responsabili dell’asilo, a cui suggeriamo le dimissioni, e agli amministratori comunali.
Il Direttivo del Circolo PD - San Bartolomeo al Mare
San Bartolomeo al Mare, 20 agosto 2010
 Giada gennaio 30th, 2010 | Stampa questo articolo | 
È una frase che mi è stata insegnata alle elementari per ricordare i nomi delle Alpi; ricordo anche le province italiane perché le ho studiate in ordine alfabetico per regione. Lo studio mnemonico non è sempre quello corretto, ma a volte è indispensabile e dà i suoi frutti: se dovessi andare a Taranto saprei dove si trova e che, se mi trovassi allo svincolo autostradale di Genova, dovrei prendere per Livorno e non per Milano. Sembrerà una cosa ovvia e banale, ma non sempre è così.
La geografia a scuola si studia male e poco, ma ciò non giustifica la sua eliminazione o riduzione a un orario tale da renderla materia inutile; è altresì impensabile che la maggior parte di ciò che so di geografia sia un retaggio delle elementari, come se tutto quello che c’è stato dopo non sia servito a niente o sia stato automaticamente surclassato da materie nuove o più importanti come il latino o la matematica e la fisica. Può non essere una delle materie più interessanti e può sembrare nozionistica a molti, ma la scuola serve per imparare, indipendentemente da che si tratti di un liceo o di un istituto tecnico o professionale, ed è corretto e doveroso che sia dato il giusto spazio alle materie che, anche se apparentemente meno significative, sono indispensabili per capire quello che succede nel mondo (visto che per capire cosa accade in un luogo bisognerebbe per lo meno conoscerlo) e non possono non fare parte del bagaglio culturale di ogni persona: c’è internet che dice tutto, ma ciò non significa che debba soppiantare il cervello ed essere usato come fonte continua di informazioni e nozioni.
Come scrivono RM e MT in un articolo sul sito di LUOGO E SPAZIO spiegando la riforma che, tra le altre cose, tocca la geografia: “Nel biennio dei Licei la disciplina avrebbe 3 ore da condividere con storia, ma a quanto sembra si potrebbe scendere addirittura a due. Per gli Istituti Tecnici e Professionali la situazione è per molti versi ancora peggiore. Negli Istituti Tecnici è quasi del tutto assente, generando paradossi talmente gravi da apparire quasi comici: non è più presente in Trasporti e logistica (ovvero negli – ex istituti Nautici: ve lo immaginate un professionista della nautica che non abbia mai sentito parlare di geografia? definirlo "spaesato" sarebbe poco…) e viene ridotta in quelli del Settore economico, amministrazione, finanza e marketing. Anche nei Professionali manca completamente. […] La cosa più difficile è stata far comprendere ai nostri colleghi stranieri, i cui paesi investono nella scuola e nella ricerca come strada per uscire dalla crisi, che non si trattava di uno scherzo: stiamo davvero tagliando il “libretto delle istruzioni”!”.
Non si dovrebbe creare una situazione nella quale si devono spendere parole per combattere simili riforme, la scuola non dovrebbe essere sempre una fra le prime istituzioni che vengono ostacolate per risparmiare soldi (non capisco quale sarebbe un altro possibile motivo, se non creare giovani omologati, inconsci e incapaci di capire le cose e le situazioni tramite le proprie idee e convinzioni – la maggior parte delle quali si formano in ambito scolastico, dove si dovrebbero creare una coscienza critica e una capacità di giudizio – senza essere indirizzati e indottrinati). Non capisco nemmeno come sia concepibile che nessuno (o pochi) fra gli eletti dal popolo si alzi in piedi per lamentare e sottolineare che, mentre tutti gli altri paesi cercano di dare impulso e appoggio alla scuola, l’Italia non faccia altro che cercare di renderla un luogo dove si cerchi di fare sempre meno e sempre in maniera peggiore.
All’università sebbene si scelga il percorso di studio molto più liberamente che alle superiori ci sono esami che apparentemente non hanno nulla a che fare con esso e che sono noiosi o inutili, ma a questo punto studiare è una scelta e la si fa consapevolmente. La scuola dell’obbligo DEVE fornire basi adeguate dando spazio ad ogni materia, e gli ultimi anni delle superiori, proprio perché non dell’obbligo, devono approfondire quelle basi per aumentare la conoscenza; se non si ha voglia di studiare o se non si ritengono interessanti alcune materie si può cambiare indirizzo o andare a lavorare: non è la scuola che deve rendere la vita facile a chi decide di continuare a studiare, ma sono gli studenti che devono adeguarsi a quello che la scuola offre, che deve essere di alto livello e spessore.
Per leggere l’intero articolo di LUOGO E SPAZIO ecco il link
Per firmare la petizione in favore dell’insegnamento della geografia ecco il link
 Giada gennaio 28th, 2010 | Stampa questo articolo | 
Ho 24 anni, una laurea di primo livello in lettere (utile per la mia coscienza e la mia cultura, ma inutile per la società civile) e il desiderio di vivere a Diano Marina: le due cose sono inconciliabili. Anche se, forse, voler vivere a Diano sarebbe inconciliabile quasi con qualsiasi altra laurea, a meno che non si abbia la strada spianata.
Ci si potrebbe semplicemente convincere di aver studiato solo per sé stessi e non sforzarsi di cercare un lavoro attinente al proprio percorso scolastico, buttandosi sulle classiche occupazioni per le quali non è poi così importante il titolo di studio (lavori non da disdegnare e validi tanto quanto gli altri “mentalmente più impegnati”).
Senza dubbio è un problema a livello nazionale, ma ciò non lo rende meno frustrante; avrei fatto forse meglio a risparmiare e iniziare a lavorare appena finite le superiori: ora avrei un bel gruzzolo da parte e, con un po’ di fortuna, un bel contratto perché appartengo a quella parte della popolazione che crede che se si ha bisogno veramente si trova e si accetta qualsiasi lavoro senza essere schizzinosi o snob.
Vorrei comunque provare a trovare un lavoro che si avvicini a ciò che mi ha interessato tanto nello studio. Insegnare? Non si sa bene come e quando si deciderà di avviare corsi o tirocini o abilitazioni. Un bel lavoro in biblioteca? Sarebbe interessante, ma bandi non ce ne sono (a quanto pare nemmeno quando se ne aprono di nuove). Il giornalismo! Potrei mandare un po’ di articoli e vedere cosa succede oppure contattare delle case editrici. Se no potrei trasferirmi: si dice che a Milano, a Torino, a Roma lavori simili se ne trovino, perché là ci sono molte più possibilità. Ma a questo punto che fine fa il mio desiderio di vivere a Diano? Dovrò rinunciare oppure abbandonerò l’altro desiderio, quello di trovare un lavoro del mio ambito disciplinare?
La mia laurea è stata svalutata poiché si è deciso di chiudere la SISS (Scuola di Specializzazione all’Insegnamento Secondario) e le poche prospettive si sono quasi volatilizzate; potrei iniziare con delle supplenze, ma poi? Anni di precariato per non ottenere nulla? Forse è veramente meglio cercare un lavoro diverso, per cui basterebbe un diploma (con la speranza di venire assunta anche se “troppo qualificata” e quindi in certe circostanze più costosa) o anche meno. Ho ancora qualche mese per pensarci, ma intanto sono combattuta fra la gioia e il desiderio di finire l’università (perché adesso sono 18 anni che studio!) e la paura di ritrovarmi a casa a non fare niente.
A questo punto non resta che cercare di capire se la situazione attuale sia frutto della famosa “crisi” o se invece non si tratti di un difetto del sistema italiano che non punta abbastanza sui giovani o se ne occupa in modo superficiale (con contratti interinali, precari, co.co.pro…). Mi pare che i governi in questi ultimi anni (e per ultimi intendo da quando io ho la capacità di ragionare di queste cose), indipendentemente dai loro segni e colori, non si siano adoperati per migliorare le cose e lo dimostrano le tanto decantate fughe di cervelli causate dalla mancanza di fondi e finanziamenti, di appoggio alla ricerca e di un sistema sociale che aiuti per lo meno a “iniziare” dando la possibilità a chiunque di costruire il proprio futuro. La “crisi” c’è per tutti, ma io continuo a vedere persone che partono e che non tornano più perché trovano all’estero lavoro e sicurezza. E sono di nuovo al punto di partenza: vado o resto?
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